buscador






 
   
 

"Correspondencia cifrada entre Giovanni Margliani
y Antonio Pérez, secretario de Felipe II"

   
   
 
LOS AVISOS - DÍA 25
 
1) Transcripción del aviso del día 25
2) Traducción del aviso del día 25
 


Transcripción del aviso del día 25

AGS Estado, legajo 490, (doc. 29)[15]. 1579, 25 de octubre, Pera. Juan de Marglian a Antonio Pérez. Descifrada.

"Almuy Illre señor el señor Antonio Pérez del Consejo de Estado de Su Magd y su Secretario, my señor.


"Molto Illre Sr mio sr ossermo.

"Andoro con questa tratando quello che sento sopra le Instrutioni datte al Sr Don Gio de Rocaful et recevute dal Sr Capitano Antonio Echavarri.

"Havendo visto per detta Instrutione che da S. M. si desiderava grandemente (CIFR.) che si nominassero destramente li Serenissimi Archiduchi Ferdinando et Carlo et l'Imperio. Et conocendo che questo non si poteva conseguire con la disimulacione che si dessiderava senza l'adiuto dil detto Re, determinai di dargliene parte et mi socorsero due vie.

"L'una era dir liberamente a esso Dottore che Sua Maesta dessiderava fussero compressi li Serenissimi Archiduchi Ferdinando et Carlo et Imperio, li quale non mi erano stati ditti in memoria. Il quale officio si dessiderava si facesse con tanta destreza che non paresse che si dimandasse cosa nova. Che lo pregava a pensarli et mostrarmi la strada.

"L'altra dirli che io restava il piu vituperato huomo dil mondo perche Sua Maesta mi era estato dito in memoria nel punto che doveva partire in uno foglio adpartato, di nominare li detti Serenissimi Archiduque Ferdinando et Carlo et l'Imperio. Delli quali non si era fatto mencione per mio mancamento et poca avvertenza. Che Sua Maesta me ne faceva riprendere acremente, et mi faceva commandare a remediarci. Che io non sapeva come remediarci se egli non mi adiutava, et sforzarmi di mostrare il due che di rachion si haveria da sennie [16] di un simile errore. (fin CIFR.)

"Queste due strade se mi mostrarono alle quali facendo la debita consideracione (CIFR.) et conosendo che con la prima si seneria(?) a metere in obligo Sua Maesta con il detto Re, con la secunda solamente la mia persona, determinai di apigliarmi alla secunda et fatto dimandare il Dottore.

"Gli dissi l'errore passato. Il quale, non remediando, meritava da Sua Maesta ogni castigo. Et mostrando di sentir il Dottore che con raggione si deveva sentire quando l'huomo fusse caduto in un tal errore, lo pigliai a consigliarmi et adiutarmi.

"Mi responde il Dottore, il quale credete pienamente alle mie parole, --Che non mi affligesse, che gia stava remediato--. Et dimandando come mi pigliasse il scripto fatto fra noi, il quale se ne va apresso di me, perche l'haveva --con ladiutto di esso Dottore-- levato destramente da le mani a Orambei quando il serenissimo Re di Portugallo passo in Africa, per adiutarmi a tutti li modi possibili, vedendomi con l'andata di esso Re in periculo manifesto.

"Pigliai, adunque, detto scritto et incominciai di legerle. Et arrivato alle parole da V. Sª avertite in detta Instructione, le quali dicono si come hano la pace con esso lui, disse il detto Re. (fin CIFR.)

"Gia sapete ch'io sono servitore di questa casa, parendomi stranio (CIFR.) che li Serenissimi Archiduchi non fussero nominati ne da Sua Maesta ne dal Gran Signore, messi queste parole --Si come hano la pace con esso lui--, per tenere aperta la strada di poterli far includere sempre che volesse; per che con queste parole vengono tacitamente esse Re melusi [17], essendo nominati nella capitulatione di Sua Maesta Cesarea. (fin CIFR.).

"Et quello che mi fece pasare questo mio pensiere con silencio fu un pericolo che fu previsto da me, il quale soprasta tutavia.

(CIFR.) "Il quale e che con queste parole non solo si comprendano li serenissimi Ferdinando et Carlo, ma i Principe Matias ancora. Et come volemo comprendere questi dua in virtu de dette parole, et nominarli, temo che Mehemet Bassa vora comprendere il Principe Matias ancora et nominarlo.

"La quale cosa non so come sia per sodisfare a Sua Maesta. Tanto mi disse il Dottore et tolto in mane detto serito?, et vedendo che la parola Imperator veniva a finire la linoi et che vi restava un poco de luogo, disse per asseguirare del tutto il negocio --Si potra aggiongere fra la parole 'il Imperator et Signoria di Venecia et li suoi'. Le quali parole se le agiongerano che Orambei non sene avesera. Et V. Sª potra respondere i Sua Maesta che se non podia detti Archiduchi compressi con detto parole, non si nominarono partecolarmente, et cosi sara escusata--. Dissi --Che mi pareva bon partito et che lo ringraciava. Et come faressimo del Imperio (?) [18]--. Disse --Che scrivesse, perche per virtute dette parole se ne va compresso l'Imperio, anchora che egli toleva a suo carico a farlo comprendere. Quello che gli pesava era quello che haveva detto, cioe che --Credeva che il Segnor Mehemet Bassa vorria comprendere il Principe Matias. (fin DESCIFR.)

"Alli 11 successe il caso dell Sr Mehemet Bassa, con il qual successo mi parue bene (CIFR.) dire al Dottore --Che saria stato a proposito raformare detto scritto. Che de la medema manera haverei potuto scusarmi con Sua Maesta. Alla quale haverei potuto scrivere che li Serenissimi Archiduchi et Imperio non erano stati nominati, partecolarmente perche venevano compressi con la parola 'et li suoi', et quelle altri: 'si come hano la pace con esso lui'. Pero che essendo morto Mehemet Bassa, al quale era informato della importanza esse [19] parole, perche non nassesse qualche difficolta che si era riformato il scripto et si era nominati partecolarmente li detti Archiduchi Ferdinando et Carlo et Imperio--. Disse il Dottore --Che per me faria ogni cose, che besognava parlar con Orambei. Il qual credeva non faria difficolta come lui accontentasse.

"Per il qual mandai. Et venuto, lo feci capace della importanza delle parole aggionte, cioe 'et le suoi', ma non come di parole le quali fussero state agionte. Et le quali erano stato messe tanto accomodatamente che egli non sene accorse, et delle altri, cioe 'si come hano la pace con esso lui'.

"Disse che --Per che per essere morto Mehemet Bassa, poteva facilmente nassere difficolta sopra la intelligenza di esse parole. Che sapeva che gli et il detto Re non havevano altro fine che di levare le difficolta che mi era parso di racordar loro che saria bene far un altro scritto et nominare partecolarmente li detti Serenissimi Archiduchi Ferdinando et Carlo et Imperio--. Disse Orambei --Che faria quello volese il Dottore--. Il Dottore disse --Que si contentava, et che li pareva bene--. Cosi si riformo il scripto. Et il primo al quale si era agionto la parola 'et li suoi' si abbrugio. (Fin CIFR.)

"Mi e parso necessario far questa narrativa ancora che longa et forsi tediosa per molti rispetti, et per ramostrare che le parole 'si come hano la pace con esso lui', furno messe a altro fine di quello si e pensato. Et si dice nel Capitulo 7º, nel quale si avvertisse che --l'Imperatore et Signoria di Venecia, li quali hano pace con il Gran Signore, hano da essere compresi per quello tempo che durera la tregua et suspension di arme fra S.M. et Gran Signore--. Alla qual cosa potriano far difficolta per le raggioni le quali si sono datte in memoria al Sr Capitano Antonio per havere il parere del Sr Vicere Eccmo sopra questo punto, caso che facciano difficolta, la qual si manda.

"Dalla mia letera de 22 (oct.)[20] vedara V. S. quanto se sii tratato nel partecolare del Re di Portugalle. Quello mi occorre dire intorno al Capitulo nel qual si raggiona di esso Re e ch'io non vego como poter proponere che si comprenda detto Re nella Tregua la qual si tratta, con la condicione 'In caso che volgia intrar in essa'. Et perche si tratta di questo punto nella memoria la qual si manda al Sr Vicere, sup(lican)do S. E. a scrivermi come mi debba governare, non diro altro a V.S. in questo partecolare.

"Vego che S. M. commanda che si nomini il Re di Francia in recompensa del'Imperatore et Signoria di Venecia, li quali si vogliono nominare dal Gran Signore. (CIFR.) Devendo andare alli 17 dal Signor Bassa, feci fare da Alli Colibi Scrivano et Hurrembei la scrittura. La quale era stato concertata fra noi.

"Nel qual¿itto mi parue bene dire a Orambei et Dottore[21] --Che Sua Maesta voleva nominare il Re di Francia et raccordare che per sola qual cosa parue loro bone--, et cosi detto Re fu meso in detta scrittura sopra la qual cosa no havendo fatto altra replica, il Sr Acmat Bassa spero non accadera far altra diligenza perche lo lassino nominare in recompensa de l'Imperatore et Signoria de Venecia. Salvo se l'Ambasatore non dicesse che il suo Re non vole essere nominato, come mi viene detto. (fin CIFR.)

“Quello che si advertisse in partecolare (CIFR.) del Príncipe di fesa (fin CIFR.) si trateva destram(?)te nel distendere la Capitulatione (CIFR.) ma Io non vi ho alcuna Io [22].

"Sara giusto non facciano difficolta in mandar l'Amasatore con la Capitulacione, come hano promesso, et si raccorda.

"Spero ancora che si contentarano che si dica che detta tregua habbia da pasar nelli figlivoli per il tempo che si consertara (CIFR.), come da Sua Maesta si desidera (fin CIFR.)

"Io sono certo che quelle parole come se l'usanza le quali si legono nel capitulo penultimo, sono stato messe per mostrare che sogliono gli Ottomani mandar Ambasatore et non ad altra fine. Si havera pero con tutto cio la debita avvertenza a quanto si raccorda.

"Intorno al comercio spero non sara difficolta, se bene il Sr Acmat Basa si oppose come si e scritto perche si acquietto alle raggioni dette da me, ne poi ha detto altra cosa.

"Nel partecolare delli Corsari, spero il medemo. Perche come vedara V. S. per la mia de 22 (oct.), quando parlai di questo a detto Basa, mostro una bonissima volunta.

Haverei desederato che se fusse scritto piu partecolarmente quello si ha da osservare, cosi nelli ponti di cerimonia come nella sustancia, perche la Capitulacione seguisse con la reputacione che conviene. Nella memoria la qual si manda al Sr Vicere si suplica Sua Eccelencia a farsi scrivere sopra cio il suo parere (CIFR.) et sopra il partito delle due capitulacione perche si vede in l'uno et l'altro punto molte difficolta (fin CIFR.). Le quali haverano bisogno di resposta con brevita. La qual posso aspettar raggionevolmente piu presto da Sua Eccelencia, che non da V. S. pero se V. S. mi fara dire lei ancora il suo parere mi sara charissimo.

"Nel tempo non mpongo alcuna difficolta.

"Vego come si raccorda che non si abusi dil potere, stii pur V. S. securissima che non si preterira punto la instruttione.

"Si dice nel Capitulo dove si tratta di dar la letera di Sua Maesta al Gran Signore le parole seguenti: --Presupuesto que ha de ser esto y cualquier otro officio que se hiciere en nuestro nombre habiendo de haber efecto este negocio--. Scrissi a V. S. alli 24 di genaro, tratando in questo proposito le proprie parole.

"Prudentissimamente raccorda che non se dii la letera di S. M. se non con certezza che si habbia da respondere a detta letera con l'Ambasatore che manderano, et con li medemi tituli et trattamenti, come e giustissimo.

"Questo e il punto il quale mi da maggior noia. A questa Porta si osservano certe regole da loro detti Canoni, delle quale non e possibile removerli per raggion che si dica, havendo per raggione potentissima il solito qua si volgliano dire 'A maioribus nostris accepimus'.

"Quando venne il Vescopo de Egria et Compagno mandati dall'Imperatore Ferdinando per tratare la pace, la quale si concluse, prima che fussero admessi a tratare diedero le letere loro di credenza et fecero reverencia al Gran Signore. Il medemo hano fatto tutti li Ambasatori, li quali sono venuti sin a questa hora. Di modo che sono in questo posesso, dal quale sera difficilissimo removerli. Perche governano le cose come si e detto con il solito, senza havere risguardo alla persona con la qual si tratta, ne a tempo alli quali cose sogliono havere consideracione quelli che governano con raggione.

"Se saremo necessitati a dar la letera de S. M. quella medema certezza che si havera, che la intelligencia la quale si tratta debba seguire, si havera della resposta. Perche al certo, seguendo la inteligencia che si spera, responderano alla letera. Respondendo, spero darano li medemi tituli che diede il Basa. Et questo mi fu gia promesso, et credo non mancherano.

"Temo del preambulo, perche sogliono dire --E venuto il vestro Ambasatore alli piedi della Eccelsa Porta-- et simili parole poco gustose. Le quali usano con l'Imperatore, con Francia, col Persiano, con tutti. A tutte queste cose si havera avvertenza et si usera diligentia per negociare cautamente.

"V. S. accusa detta mia letera et non responde parola a questo capitulo, essendo la mia letera posteriore alla Instruttione. Doverei credere che V. S., non respondendo altra cosa, si acquiettasse a quello che da me si scrisse, et tacitamente si remettesse con tutto questo, essendo le parole di Sua Maesta tanto absolute. Mi e parso di consultare questo ponto con il Sr Vicere ancora. Perche non si puo haver certezza che il negocio habbvia di haver effetto, sin che non si ha la Capitulacione in mane. Perche puo essere che doppo convenuti in tutto, nasesse difficolta nel distendere la detta Capitulacione. Et puo essere che continuando el suo solito, non vorano tratare alcuna cosa se non si da prima la letera et il presente.

(CIFR.) "La litera per Mehemet Bassa fu refermata come si avviso a V. Sª, mandando la copia di detta litera, approbandolo et essequendolo mil Capitano Antonio. Il quale mi assegurava che detta litera et quella per il Gran Signore --le quali venevano in persone del segnor don Juan de Rocafull, non erano state refermate per descuido. Con la qual confidanza mi respussi a consentire, non potendo di far altramente, perche quando et dovesi vide , mai con alcuno negocio de importanza in virtu di una letera di credenza fatta in persone di una altro. (fin CIFR.)

"S'io havero fatto errore a proponere il partito et prestare il consentimento, recevero il castigo che piacera a Sua Maesta di darmi. La quale suplico V. S. far capace che Ambicione non potra alienarmi punto, che con procuri sempre con tutte le forze di darle satisfacione nella persona mia.

"(CIFR.) Le letere per li Bassa si sono riformate, non penso pero di darle (fin CIFR.). Di questo parere era gia un pesso, come en potra far fede il Sr Capitano Antonio. Al quale feci vedere una relacione preparata per dar al Sr don Gio de Rocaful. Nella quale diceva che se bene si usava di visitar li Basa Visir, et presentarli, ch'era de oppenione che non si havesse a fare l'uno en l'altro, perche questa pace non si haveva da affettuare et continuare con queste basezze, ma con la reputacione.

"Si dice nella Instruttione che io ho scritto, --Che conviene far presente al Gran Signore et che per parte del Gran Signore si dara il medemo--. (CIFR.) Io non ho mai scritto tal cose. Scrissi, con Juan Stefano de Ferrari --alli 2 de Febraro del (15)78-- le proprie parole --Il Basa me ha detto[23] et fatto dire et dal Dottore et da Orambei, che scrivesse a Sua Maesta che mandasse presente degno del Gran Segnor se voleva che l'Ambasatore fusse ben visto et recevuto honoratamente--. Anci di propia boca mi dice il Bassa --Che non portase vesti al detto Bassa--. Al Dottore et Orambei ho risposto --Che io non haverei ardire descrivere cose tale, non solo a Sua Maesta ma non o anco ad alcun ministro suo. Perche non haberei al certo castigo--. Non ho pero voluto lassare di avisarne a V.Sª perche si sappia tutto.

"Orambei, che dessidera questa pratica tanto che con lla sua passione le ha datto non dico lo danno, mi voleva suadere a scrivere --Che si dimandavano presenti, et che si dimandassero--, dicendomi che --Prometesse sopra la sua parola che di questi mandariano medemamente--. Il Dottore, che parla piu chiaramente, mi dico --Che di questi mandera al certo presente con l'huomine che venara con la Capitulatione. Ma che sarano di manco valuta, senza parangone di quelli che si manderano da Sua Maesta. Et che di qua non si mandera altra cosa che balsamo, terra sigillata et forse qualche Sebeltini, qualche Spada--. Ho sentito quello mi ha ne detto et protestato loro sempre, --Che non si parlasse meco di tal cose che io non cia per scrivere una parola se habesse saputo de perdermi. (fin CIFR.) Tanto ho scritto in questa materia.

"Vego per il medemo capitulo che S. M. ha determinato che lo cose che si haverano a mandare non eccedano il (CIFR.) valore de 3.000 o 4.000 scuti. Con due consideracione, l'una per che non pai che si mandano ad altro effetto che per segno di amistade, l'altra perche non possa essere molta differencia nel valore dal presente del Gran Signore a quello de Sua Maesta. (fin CIFR.)

"Puo essere che da queste consideracioni tanto raggionevoli nasca uno inconveniente, il quale e che havera (CIFR.) mandato poco Sua Maesta respetto a quello che pensavano. Et volendo questi mandare cosa la quale sii, di manco valuta senza parangone, come io scrissi, che haveva avvertito il Dottore --Non venghino a mandare tanto poco che si teniamo brlati (sic) [24].

"Si puo havere avvertenza certo et usare diligenza che il presente del Gran Segnor sia dil medemo valore o poco manco, (fin CIFR.) certezza alcuna non si potra gia havere, come si presuppone in detto Capitulo.

"Si dice in altro Capitulo (CIFR.) che a Mehemet Bassa si haveva da fare un bono presente, il quale haveva da essere de 10.000 ducati. Et prometerle 10.000 scuti di provissione ogni anno. ¿Sella Instructio la quale fu data a me si legevano le proprie parole.

"--Ha da dezirle in partecolar que Sua Maesta piensa mostrarle esta buena voluntad, con los effectos y buenas obras. Y que demás de la demostracion que Su Majestad esservido, que se haga con el en segnal de esto. Por agora tendra cuidado de que adelante conozca con mayores demostraciones lo que Su Majestad lo estima y dessea complacer--. En virtud delle quale parole mi lasay intendere che donarei 8.000 scuti a detto Signor Bassa in cambio dil Balsamo et che Sua Maesta lo facia reconoscere maggiormente ogni anno, (fin CIFR.) come si avviso.

"Havendo cosi detto per haverne havuto commissione et ordine come poteva adesso (CIFR.) diredi a detto signior di volerle donare 10.000 ducati, havendo lui solo mantenuto questa pratica tutto questo tempo.

"Io compendiere che non convenga far presetne ad alcun detti altri Bassa, come haveva advertito nella Relacione fatta per il Sr don Juan. Diedi ordine al Dottore il giorno che il bon segnor fu mazato che gli dicesse che segli dariano 20.000 scuti et 2.000 ogni tempo. Il qual non pote fare l'Ambasata.

"Le vigliacherie dil Brutti mi tengono in pensiere come mi debba governare con il Signor Acmat Bassa. Al quale stato fatto sapere da Sinam Bassa dal Casneerbasi, gli quali parla di boca di esso Brutti, --Che Mehemet Bassa haveva dimandato 50.000 cechini. Li quali gli erano stati promessi--. Havendo adunque oppenione --Che al suo antecessore si volessero donare 50 mile cechini. Che dira, quando si offerirano a lui 10 mile, non potra senon pensare che si voglia tratare da huomo novo. che da essi si chiama Achiami--. In questo pensiere vivo. Ho determinato di farle dire parole generali, ancora che vi siano de quelli li quali vogliano che detto Signor sii resoluto di non pigliar alcuna cosa secretamente.

"Io vivo sin adesso in questo pensiere, che saria baseza donar alcuna cosa alli altri Bassa (fin CIFR.). Mi governaro conforme al tempo.

"Se viveva Mehemet Basa era necessario donar alcuna cosa a Assan Aga, suo favorito, al quale segli erano gia donati 200 scuti (CIFR.) in casa dil Bassa, presente non si scopre sin a questa hora alcuno (fin CIFR.).

"Al Dotor Salamon et Hurrembei sara conveniente satisffare, ancora che la tregua o suspensione di arme non seguisse. Et seguendo, sara conveniente donar alcuna cosa alli altri Dragomanni, cioe a Mehemet et Assan Bei.

(CIFR.) "Sara necessario reconoscere il Gran Cancelliere et un altro, il quale havera da segnare la Capitulatione (fin CIFR.). Altre persone non mi soccorano per adesso, salvo il Chaus, il quale va per il presente.

(CIFR.) "Dil presente (fin CIFR.) non so che dire, sin che non lo vego. Non sono senza suspetto (CIFR.) che sia per dispiacerle vederse presentar coperte da letto quasi che si voglia tratare il Gran Signor da dormentone (fin CIFR.)

"L'ultimo capitulo mi da la pena che conviene perche questi genti presupongano che habbia (CIFR.) di star qua uno Ambassatore residente et che vego che si questa suspensione di arme si stabiliara, ch'ella non e per durare 4 mesi, non restando qua uno Ambasatore (fin CIFR.).

"IO non sono per dir mai che non voglia servire S. M. in ogni luogo, diro bene che se io saro tratenuto qua, che vego ruvinata a fatto e destrutta la mia casa, alla qual cosa non doveria consentire S. M. et V. S. me doveria essere protettore come la suplico.

"Dalle Vigne di Pera li 25 di Ottobre 1579. D V. S. molto Illre Certissimo et obligatissimo servitore, Giovanni Margliani.

"Mi era scordato di nominare Ali Celibi,
il quale besognera reconosere a tutti li modi."

subir

[15] Transcripción realizada por el profesor Emilio Sola. Nótese que se trata del documento número 29 en el legajo 490 del Archivo General de Simancas sección Estado, es decir, que es el documento inmediatamente anterior a la carta del día 14, luego no están ordenadas cronológicamente en el archivo. > volver
[16] Estas tres últimas palabras no se entienden muy bien en el texto de Antonio Pérez, pero en el cifrado dice en realidad haveva da sentire. > volver
[17] En el texto cifrado esta palabra es inclusi. > volver
[18] Estas dos últimas palabras aparecen tachadas y son, por tanto, ilegibles. > volver
[19] Según el texto cifrado, después de esta palabra está el término di. > volver
[20] Esto es un añadido del Profesor Emilio Sola. > volver
[21] En la cifra aparece ‘Dotore’, una muestra de las diferencias usuales entre lo cifrado y lo descifrado en muchas palabras en las que, mientras en un texto se repite una letra (cosa muy característica del idioma italiano), para el otro no. > volver
[22] Este fragmento no fue descodificado por Antonio Pérez, puede que se saltara directamente a la siguiente página. El último Io puede que sea un símbolo, pero nos es imposible saberlo. > volver
[23] Estas dos últimas palabras las añade Antonio Pérez, porque Margliani sólo escribe en el texto cifrado: Il Basa me ha fatto dire (...). > volver
[24] En el texto cifrado Margliani escribe burlati. > volver

subir

Traducción del aviso del día 25

AGS Estado, legajo 490, (doc.29).1579, 25 de octubre, Pera. Juan de Marglian a Antonio Pérez. Descifrada.

“Al muy Illre señor Antonio Pérez del Consejo de Estado de su majestad y su Secretario, mi señor.

Muy Illre Sr. Mio ossermo [25].

Estoy estudiando las instrucciones que me dio Gio de Rocaful por boca del capitán Antonio Echavarri.

Me he dado cuenta de que por las instrucciones que me dio, dicen que sean nombrados los archiduques Fernando y Carlos y el Imperio. Y sabiendo que esto no se podría hacer discretamente, sin la ayuda del dicho rey, determine darle parte y me ayudaron dos caminos.

Uno era decir libremente al Doctor que Su Majestad deseaba que fueran añadidos los archiduques Fernandino y Carlos y el Imperio, los cuales no me fueron dichos in memoria. Querían que el trabajo se hiciese con destreza y diese la sensación de que no se pedía nada nuevo. Que le rogaba a pensar y enseñarme el camino [26].

El otro camino era decirle que yo sería el hombre más insultado del mundo porque S. M. me había sido dicho in memoria en el punto que debía ir en un folio aparte, de nominar a los archiduques Fernando y Carlos y el Imperio. De los cuales yo no había hecho mención por falta mía y poca advertencia. Que S. M. me reprendiera, y me mandaba remediarlo. Que yo no sabía como remediarlo si el no me ayudaba, y me esfuerzo en demostrar il due que di razón si haveva da sentire di un simile errore [27].

Estos dos caminos me dieron, haciendo la debida consideración, y conociendo que con la primera se obligaría a meter a Su Majestad con dicho Rey y con la segunda solamente intervendría mi persona, determiné aplicar la segunda y he preguntado al Doctor.

Le dice los errores anteriores. Y no remediado, merecía un castigo de Su Majestad. Escuchando al doctor, que con razón se debía escuchar cuando el hombre cayó en tal error, le pedí que me aconsejara y me ayudara.

Me responde el Doctor, el cual cree plenamente en mis palabras—que no me preocupase que ya estaba todo solucionado-. Y solicitan nuestro escrito, el cual yo tengo, porque se lo había- con ayuda de este Doctor- quitado diestramente de las manos a Orambei cuando el Rey de Portugal fue a África, para así ayudarme de todos los modos posibles, viéndome en peligro, si el rey se marchaba con tal escrito.

Tome, por lo tanto, dicho escrito y comencé a leerlo. Y llegado a las palabras que V. S. me advierte en la Instrucción, las cuales dicen: si como han hecho la paz con él, dice el dicho Rey.

Ya sabéis que soy servidor de esta casa, y me parece extraño que el archiduque no hubiese sido nominado ni por V. M. ni por el Gran Señor. Añade estas palabras: si como han hecho la paz con él, para tener la puerta abierta para incluirse siempre que quisiese; pues con estas palabras viene tácitamente este Rey incluido, siendo nominado en la capitulación de Su Majestad Cesárea.

Y esto es un peligro que yo había previsto, sin embargo me soprasta [28].

Peligro porque con estas palabras no sólo se refieren a Fernando y Carlos sino también al príncipe Matías. Y como queramos comprender estas dos en virtud de estas palabras, y nombrarlos, temo que Mehemet Bassa querrá incluir al príncipe Matías y también nominarlo.

No sé cómo hacerlo para satisfacer a S. M. Tanto me dice el doctor y tolto in mane detto serito [29] y viendo que la palabra emperador venía a acabar las líneas y que queda un poco de espacio, dice para asegurar del todo el negocio.- Se podrá añadir entre las palabras “el emperador y Señor de Venecia y los suyos”. Palabras que se añadirán y Orambei no será avisado. Y V. S. podrá responder a S.M que si no podía dicho archiduque entrar con estas palabras, no se le nombrara particularmente, y así será escusado. Dice: que me parecía buen partido y que le daba las gracias et come faressimo del Imperio [30]. Dice que escribiese porque en virtud de estas palabras iba incluido el imperio, todavía él llevaba a su cargo hacerlo entender. Aquello que pensaba era aquello que había dicho, es decir, que creía que el Señor Mehemet Bassa quería incluir al príncipe Matías.

Allí 11 sucede el caso del Sr. Mehemet Bassa con aquel suceso me parece bien decir al Doctor: sería apropiado revisar el escrito. Aunque podía haberme excusado con S. M y con ello haber escrito que los archiduques y el Imperio no habían sido nominados, porque venían incluidos en las palabras “y los suyos” y aquellas “si como han hecho la paz con él”. Pero muerto Mehemet Baja, al cual se había informado de la importancia de esas palabras, porque no hubiese problemas que si era reformado el escrito y si era nominado los dicho Archiduques Fernando y Carlos y el Imperio—dice el Doctor.. que haría cualquier cosa que necesitaba hablar con Orambei, el cual pensaba que no habría dificultad lui acontentasse [31].

Por ello lo mandé. Y llegado (Orambei) le hice partícipe de la importancia de las palabras añadidas, es decir, “y los suyos”, pero no como palabras que habían sido añadidas, palabras que estaban tan bien puestas, que no se daban cuenta de su importancia, otras como “si como han hecho la paz con éste”.

Dice que por estar muerto Mehemet Baja, podían fácilmente surgir problemas por la inteligencia de estas palabras. Que sabía que él y el dicho rey no tenían otro fin que añadir problemas que me había parecido recordar, de las que estaría bien hacer otro escrito y nombrar particularmente al Archiduque Fernando y Carlos y el Imperio. Dice Orambei: que haría aquello que quisiese el doctor. El doctor dice que sí estaba de acuerdo y que le parecía bien-. Así se reformó el escrito y aquello que se había añadido a la palabra “y los suyos” se eliminó.

Me ha parecido necesario hacer esta narrativa larga y tediosa por muchas razones, y para demostrar que las palabras “si como han hecho la paz con el “ fueron escritas con otro fin de aquel que se había pensado. Y se dice en el capitulo 7, en el cual se advierte que “El emperador y el señor de Venecia, los cuales han hecho la paz con el Turco, han de añadirse por el tiempo que dura la tregua y la suspensión de armas entre S. M. y el Turco. Por lo cual podríamos tener problemas por la razones que se han dado de memoria al Capitán Antonio por tener al parecer del Sr. Vicere Eccmo sobre este punto, en caso de tener problemas, la qual si manda.

De mi carta del 22 octubre, verá V. S. cuanto se trato del rey de Portugal. Aquello que se me ocurre decir en torno al Capitulo, en el cual se razona sobre este rey, y que no veo como proponer que se añada dicho Rey en la tregua, con la condición “en caso que quiera entrar”. Y porque se trata de este punto en la memoria que manda al Sr. Vicere, suplicando a S.E. a escribirme como debo actuar, no decir otra V. S. en particular.

Veo que V. M. ordena que se nombre al rey de Francia en recompensa del Emperador y la Señoría de Venecia, el cual quiere nombrarse por el Gran Señor. Debiendo ir allí 17 por el Señor Bassa hacer dar a Alli Colibi Scrivano y Hurrembei la escritura, la cual habíamos acordado.

Me parece bien decir a Orambei y al doctor -que S.M quería norminar al Rey de Francia y añadir que sólo esto le parece bien a ellos- y así el Rey fue añadido en el escrito sin réplicas, al Sr. Acmat Bassa espero que no se le ocurra hacer otra diligencia para que lo dejen nominar en recompensa del Emperador y Señor de Venecia. Salvo si el Embajador no dijese que su rey no quiere ser nombrado, como me han dicho.

Aquello que se advierte del príncipe, necesario di fesa [32] se tratara destramene[33] en la capitulación pero yo no he visto alguna [34].

Es justo que no pongamos obstáculo en mandar al Embajador con la capitulación, como han prometido.

Espero que se alegren de que se diga que dicha tregua tenía que pasa en figlivoli [35] por el tiempo que se concertara como Su Majestad desea.

Estoy seguro de que las palabras usadas, las que se leen en el capitulo penúltimo, han sido usadas para hacer ver que los Otomanos mandan un Embajador y no con otro fin. De todas formas, se tendrá la debida atención a cuanto se dice.

En lo relativo al comercio espero que no haya problemas, si bien el señor Acmat Basa se opone como ha escrito porque teme las razones que le dí, pero después ha dicho otra cosa.

Espero lo mismo con los piratas. Porque como verá V. S. por mi carta del 22 de octubre, cuando hablé de esto al Bassa, él mostraba buenísima voluntad.

Habría deseado que se hubiese escrito aquello que se puede ver, así en los puntos de ceremonia con en la sustancia, porque la Capitulación siguiese con la reputación que conviene. En la memoria que se manda a V. S. se ruega a V. Excelencia hacer escribir su parecer y su determinación de las dos capitulaciones, se ven, en uno y otro punto, muchas dificultades. Las cuales necesitaran una respuesta con brevedad. La cual puede esperar razonablemente por Su Excelencia, que no por V. S. pero si V. S. me dice su parecer me parecerá clarísimo.

Con el tiempo no pongo exigencias.

Veo que como se añade que no se abuse del poder, stii pur [36] V.S que no se demorará la instrucción

Se dice en el Capítulo donde se trata de dar la carta de Su Majestad al Gran Señor, las siguientes palabras: Presupueste que ha de ser esto y cualquier otro oficio que se hiciere en nuestro nombre habiendo de tener efecto este negocio. Escribe a V. S. a 24 de enero, tratando con este propósito las mismas palabras.

Prudentísimamente añadir que no se de la carta de S. M. si no se tiene la seguridad de que se responderá a ésta con el Embajador que mandamos, y con los mismos títulos y tratamientos, como es justo.

Éste es el punto que más me aburre. En esta Puerta se observan ciertas reglas llamadas por ellos Canoni, las cuales no pueden ser cambiadas, teniendo por razones lo que aquí suelen decir: A “maioribus nostris accepimus”.

Cuando viene el Vescopo de Egira y su comandante, mandados del Emperador Fernandino, para hablar de la paz, la cual se concluye, antes de que fueran admitios para tratar sobre la paz, dieron la carta de creencia e hicieron reverencia al Turco. Lo mismo han hecho los otros Embajadores, los que han venido hasta ahora. De modo que con este proceso, del cual será complicado cambiarlo. Porque se hacen las cosas, come se ha dicho antes, sin tener miramientos por la persona y el tiempo, a las cuales suelen tener consideración aquellos que gobiernan con la razón.

Daremos la carta de S. M. con la misma certeza que se tendrá, siguiendo con la inteligencia con lo que lo tratamos, si tenemos la respuesta. Porque seguro, siguiendo la inteligencia que se espera, que ellos responderán a al carta. Al responder espero que den los mismo títulos que da el Baja. Me prometieron esto y espero que no falten a su palabra.

Temo el preámbulo, porque suelen decir: y venido vuestro embajador a los pies de la Excelsa Puerta—y similares palabras de poco gusto. Las cuales usan con el Emperador, con el de Francia, con en el Persiano, con todos. Con todas esas cosas se tendrá cuidado y se usará la diligencia para negociar cautamente.

V. S. lee mi carta y no responde a las palabras de este capítulo, siendo mi carta anterior a las instrucciones. Deberé creer que V. S. no respondiendo otra cosa, se atine a aquello que por mi fue escrito, y tácitamente se añadiese con todo esto, siendo las palabras de Su Majestad tan claras. Me ha parecido bien consultar esta palabras con el Sr. Vicere. Pues no se puede tener la certeza que el negocio tendría efecto, hasta que no se tenga la Capitulación en la mano. Y puede ser que continuando no quieran tratar alguna cosa, si primero no se da la carta y un presente.

La carta de Mehemet Bassa fue reafirmada como se avisó a V. S., mandando la copia de la carta, aprobándola y asegurándola el capitán Antonio. El cual me aseguraba que dicha carta y aquella para el Turco- las cuales venían en persona del señor Don Juan de Rocafull, no habían sido reafirmadas por descuido. Tuve que consentirlo, no pudiendo hacer otra cosa, aunque nunca se debiera hacer un negocio de importancia, en virtud de una carta de creencia hecha en nombre de otra persona.

Si he cometido un error en tomar esta decisión y en dar mi consentimiento, recibiré el castigo que S. M. quiera darme. Pero le suplico que la ambición no pueda enajenar mi decisión. Siempre procuro darle satisfacciones.

Las cartas para el Bassa se han reformado, no pienso por esto darle (fin CIFR). De este parecer era ya preso, como podrá dar fe el capitán Antonio. Al cual hice ver un informe que tenía preparado para Gio de Rocafull. En el cual le decía que si decidía visitar al Basa Visir, y presentarle, que le daba mi opinión que no hiciera “el uno en el otro” pues esta paz no se debía efectuar y continuar con esas bajezas, si con la reputación.

En la instrucción que he escrito se dice: Que conviene hacer regalos al Turco y que por parte del Gran Señor se debe hacer lo mismo-. Yo nunca he escrito tal cosa. Escribe, con Juan Stefano de Ferrari- el 2 de febrero del 1578 las palabras: el Baja me ha dicho decir y hacer al Doctor y a Orambei, que escribiera a S. M. que mandase regalos, dignos del Gran Señor si quería que el embajador fuera bien visto y recibido honradamente. Más bien de propia boca me dice el Baja- que no llevase vestido al dicho Bajá-. He respondido al Doctor y a Orambei: que yo nunca había osado a escribir estas cosas, no solo a S. M. sino a cualquier ministro suyo. Pues no podría imaginar cual sería el castigo por ello. Por esto, no he querido dejar de avisar a V. Sª así sabe todo lo que sucede.

Orambei, que esto deseaba me quería persuadir a escribir: que se solicitaban regalos, y que se pidieran-. Diciéndome que prometiese sobre su palabra que estos se mandarían-. El Doctor, que habla más claro, me dijo- que con estas palabras mandaran el regalo con los hombres que traigan la Capitulación. Pero que serán di manco valuta [37] sin compararlos con aquellos que mandara por S. M.. Y que de aquí no se mandará otra cosa que bálsamos, tierra sellada y quizá algo de Sebeltini, y cualquier espada. He oído aquello que me han dicho y sus protesta- Que no se hablase de tal cosa che io non cia per scrivire una parola se habesse saputo [38] de perderme. Tanto se ha escrito sobre esto.

En el mismo capítulo que S. M. ha determinado que las cosas que se envíen no excedan del valor de 3000 o 4000 escudos. Con dos observaciones, una que se paga como señal de amistad, y la otra porque no exista mucha diferencia entre el valor del regalo del Turco y el regalo de Su Majestad.

Puede ser que por estas dos consideraciones tan razonables haya un inconveniente, que S. M. ha mandado menos de lo que pensábamos. Y queriendo mandar estas cosas, di manco valuta [39] sin comparación, como ya le dije que había advertido el doctor. Mandó tan poco que parecía una burla.

Se puede tener la precaución y usar la diligencia de que el regalo del Gran Señor sea del mismo valor o parecido, certeza que ya no se puede tener, como se presupone en dicho capítulo.

En otro capítulo se dice que Mehemet Bassa esperaba hacer un buen presente, el cual tenía que ser de 10.000 ducados. Y prometerle 10.000 escudos de provisión cada año. En la Instrucción que me dio se leían estas palabras:

“he de decirle en particular que Su Majestad piensa mostrarle esta buena voluntad, con los efectos y buenas obras. Y que además de la demostración de S. M se haga en señal de esto. Por ahora tendrá cuidado de que en adelante conozca lo que S. M. lo estima y lo desea complacer. En función a estas palabras me deja entender que donará 8000 escudos al Baja a cambio del bálsamo, y que S. M. le reconoce mayormente cada año, como se avisó.

Habiendo dicho esto por tener comisión y orden ¿cómo podía decir ahora que quería 10.000 ducados? [40], habiendo sólo hecho este trabajo en todo este tiempo.

Yo opino que no se hagan regalos a otro Bajá, como había advertido en la información que di al Sr. Don Juan. Di orden al Doctor, el día en que el buen señor fue asesinado, que le dijese que se le daría 20.000 escudos y 2.000 cada x tiempo. El cual no puede hacer la embajada.

La bellaquería del Brutti me ha desconcertado. En cuanto a cómo gobernar con el señor Acmat Bassa. El cual ha hecho saber por Slim bassa de Casneerbasi, los cuales hablan en boca de este Brutti,- que Mehemet Bassa habia solicitado 50.000 cechini [41]. Los cuales se le habían prometido. Que dirá, cuando se le ofrecerán 20.000, no podrá si no pensar que se trata de un hombre nuevo, que por estos se llama Achiami. Con este pensamiento vivo. He pensado decirle palabras generales, sin importancia, mientras sigan aquí aquellos que quieren que dicho Señor no se entere de cosas secretas.

Yo vivo desde entonces con este pensamiento, que sería una bajeza dar cosas a los otros Bassa. Me mandarán conforme al tiempo.

Si viviese Mehemet Bassa sería necesario conceder alguna cosa a Assan Aga, su favorito, al cual se le habían ya dado 200 escudos en casa del Bassa, regalos, creo que, hasta ahora no le han dado.

Al doctor Salomón y Hurrembei será conveniente satisfacer, ahora que la tregua o la suspensión de armas no sigue. Continuando, será también conveniente dar alguna cosa a los dragomanes, es decir, a Mehemet y Assan Bei.

Será necesario reconocer al gran Cancelliere y al otro, el cual tendrá que sellar la Capitulación. Por el momento no se me ocurren otras personas, salvo el Chaus, el cual va a por el presente.

Del regalo no sé qué decir sino lo veo. Espero que no le disguste que le den unas mantas para la cama, dando a entender al Gran Señor que es un dormilón.

Por último, pienso que no conviene, como esta gente presupone que tendrá que haber aquí un Embajador residente, que si esta suspensión de armas se establece, que no durará más de 4 meses, que no se quede aquí ningún embajador.

No es que no quiera servir a S. M. en cada sitio, pero digo bien que si me tengo que quedar aquí, me veré arruinado y mi casa será destruida, cosa que no debería consentir S. M., y V. S. debería protegerme como le suplico.

En la villa de Pera a 25 de octubre 1579. D V. S. mucho Illre muy cierto y obligadísimo servidor, Giovanni Margliani.

Se me había olvidado nombrar a Ali Celebi,
al cual se le debe reconocer también su trabajo a todos los efectos.

subir

[25] Suponemos que será igual que Ossmo., es decir, obsequentissimo. > volver
[26] Se supone que habla del doctor. > volver
[27] Esto no sabemos traducirlo. > volver
[28] Palabra desconocida. > volver
[29] No sabemos traducir esta parte. > volver
[30] La parte final aparece ilegible en el original. > volver
[31] No sabemos cómo traducir estas dos últimas palabras. > volver
[32] No sabemos cómo traducir esto. > volver
[33] Significado desconocido. > volver
[34] Esta traducción no es segura. > volver
[35] Desconocemos su significado. > volver
[36] Esto no hemos logrado averiguar lo que significa. > volver
[37] Desconocemos su significado. > volver
[38] Desconocemos el significado de esta parte. > volver
[39] De nuevo la expresión que no entendemos. > volver
[40] Los signos de interrogación los hemos añadido nosotros. > volver
[41] Esto será un tipo de moneda.. > volver

 



  :: Aviso Legal ::
:: Optimizado para I.E. - 1024 x 768 ::